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Un fiume si fa strada nell’Amazzonia
Amazzonia in pericolo (© kein)

Un respiro per l’Amazzonia

28 ott 2026Brasile: In Brasile, la rielezione di Luiz Inácio Lula da Silva al ballottaggio dello scorso 25 ottobre è una buona notizia per l’Amazzonia. Lula dà continuità a un modo di governare che ha posto la riduzione della deforestazione tra le proprie priorità.


Il confronto tra le proposte ambientali dei due candidati alla presidenza, Lula da Silva e Flávio Bolsonaro, aiuta a capire perché il risultato finale conta davvero, non solo sul piano sociale ma anche per la natura. Il cambiamento climatico è un asse centrale del programma di Lula, mentre quello di Bolsonaro citava il tema una sola volta e riduceva la natura a un semplice bene economico da comprare e vendere, a vantaggio dei grandi latifondisti, i fazendeiros, che lo sostengono.

La foresta amazzonica, la più grande del mondo, è infatti un ammortizzatore fondamentale nella corsa globale contro il cambiamento climatico. Per l’Amazzonia, Lula propone di coniugare la conservazione e le attività economiche senza ricorrere alla deforestazione. Il suo programma prevede piani per prevenire e controllare la deforestazione e proteggere la biodiversità, il rafforzamento dei parchi nazionali, la destinazione di terre pubbliche ad aree protette e il rafforzamento dei territori indigeni e quilombola. Nel suo precedente mandato Lula ha compiuto un passo importante: ha creato il Ministero dei Popoli Indigeni e ne ha affidato la guida a Sônia Guajajara, esponente del movimento indigeno.

Il voto arriva dopo un netto miglioramento degli indicatori forestali. Nei dodici mesi conclusi a luglio 2026 la deforestazione era calata del 41,8% in Amazzonia e del 23,8% nel Cerrado: la riduzione più forte da quando sono iniziate le rilevazioni, nel 1988. Questo risultato si deve al governo Lula, che ha rafforzato i controlli e le sanzioni contro le invasioni di terre e la deforestazione illegale. Sotto il suo predecessore, Jair Bolsonaro, padre del candidato sconfitto, era accaduto il contrario.

La vittoria elettorale da sola non salva la foresta e, dal nostro punto di vista, il sollievo non equivale a una vittoria definitiva. Il voto dà però continuità a questa politica. Resta, naturalmente, da frenare la deforestazione reale e da rendere duratura la protezione.

Lo stesso bilancio del governo Lula mostra tensioni tra la conservazione e i progetti infrastrutturali o estrattivi, minerari e petroliferi, con ricadute sulla regione. Inoltre, l’attuazione delle promesse dipenderà dalle risorse, dalla capacità di controllo e dal sostegno politico: il presidente non decide da solo su tutto ciò che riguarda la foresta amazzonica e non dispone della maggioranza né alla Camera né al Senato.

Grazie al risultato elettorale l’Amazzonia guadagna tempo. Ora la società, fatta di popoli indigeni, comunità rurali e quilombola e altri gruppi attenti all’ecologia, deve continuare a proteggere i territori, a far rispettare le leggi e a sostenere la riduzione della deforestazione, albero dopo albero.

Cosa dicono i nostri alleati in Brasile?

Felipe Durán, collaboratore di Salviamo la Foresta in Brasile: «Oggi è una bella giornata per la democrazia. Abbiamo fatto l’impossibile e questa svolta non è avvenuta solo in Brasile, ma in tutto il mondo». La sua opinione si può leggere più nel dettaglio qui.

Diogo Cabral, avvocato popolare: «Siamo riusciti a sconfiggere il fascismo, l’ondata di violenza stupida, la mancanza di senso civico. Abbiamo vinto e resteremo mobilitati in difesa di un progetto nazionale, di un progetto di paese sovrano, dei diritti umani, della democrazia e della giustizia sociale».

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