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Un gruppo di persone posa con striscioni davanti alla Porta di Brandeburgo a Berlino
Salviamo la Foresta con una delegazione brasiliana a metà settembre a Berlino (© Rettet den Regenwald e.V.)
Marli Borges, donna quilombola, con una lettera davanti all’ingresso cancellato del Ministero federale tedesco per lo sviluppo (BMZ)
Marli Borges con una lettera della delegazione brasiliana all’ingresso del Ministero federale per la cooperazione economica e lo sviluppo (BMZ) a Berlino (© Guadalupe Rodríguez/ Rettet den Regenwald)
Marli Borges, donna quilombola, nella cupola di vetro del Bundestag tedesco, con la bandiera federale sullo sfondo
Marli Borges nella cupola di vetro del Bundestag tedesco a metà settembre a Berlino (© RdR/ Klaus Schenck)

Elezioni in Brasile: ultima occasione per la foresta amazzonica?

16 ott 2026Brasile: Alle elezioni parlamentari in Brasile hanno ottenuto un vantaggio significativo i partiti di estrema destra, per i quali la protezione della foresta amazzonica, dei popoli indigeni e dei diritti umani non è affatto una priorità. Il ballottaggio del 25 ottobre deciderà il prossimo presidente: Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Bolsonaro, oppure l’attuale presidente Lula.


«Abbiamo paura che Lula perda. Dio non voglia! Non deve succedere. Se l’estrema destra arriva al potere, le persone possono perdere perfino la casa», ha dichiarato Marli Borges a metà settembre a Berlino. 

Marli rappresenta un movimento di comunità afrobrasiliane, i quilombolas, ed è arrivata a Berlino su invito di Salviamo la Foresta, insieme ad altri sette ambientalisti e difensori dei diritti umani dello stato del Maranhão.

«Da quasi vent’anni lottiamo per il riconoscimento ufficiale e la titolazione dei nostri territori. Se la destra torna a vincere, tutti i progressi ottenuti in questo campo andranno in fumo», ha proseguito Marli Borges. In Brasile si definiscono «quilombola» i discendenti di persone africane ridotte in schiavitù, e Borges sa perfettamente di cosa parla.

Due settimane dopo, alle elezioni di inizio ottobre, i timori peggiori sono stati sul punto di avverarsi: l’estrema destra del campo di Bolsonaro e i suoi alleati hanno guadagnato molto terreno, sia nei seggi parlamentari sia nelle cariche di governatore in diversi stati. Tutte le organizzazioni partner di Salviamo la Foresta in Brasile sono sconvolte dal risultato e molto preoccupate per il futuro.

Con Lula da Silva la deforestazione è diminuita in modo considerevole

Negli ultimi quattro anni, sotto il governo del presidente Lula da Silva, la deforestazione nell’Amazzonia brasiliana è scesa al livello più basso da quando sono iniziate le rilevazioni, nel 1988. L’analisi dei dati satellitari mostra che l’anno scorso la deforestazione è calata ulteriormente del 42%, fino a 3.335 chilometri quadrati (1). I valori diminuiscono anche nelle savane del Cerrado, più a sud, dove negli ultimi anni si sono espansi l’industria della soia e gli allevatori. Lula da Silva ha inoltre istituito nuove aree protette e riconosciuto altri territori indigeni.

Durante il mandato del suo predecessore, Jair Bolsonaro (2019-2022), la deforestazione era invece aumentata del 60%. Bolsonaro aveva tagliato drasticamente i fondi agli enti di tutela ambientale, perseguiva a malapena i reati ambientali e incoraggiava perfino cercatori d’oro illegali, taglialegna e accaparratori di terre a invadere le foreste e i territori indigeni.

Ora l’ultima speranza di evitare almeno il peggio è il ballottaggio delle presidenziali del 25 ottobre. Nessun candidato ha raggiunto al primo turno la maggioranza assoluta necessaria, quindi il più votato, Flávio Bolsonaro, sfiderà il presidente in carica Lula da Silva, arrivato secondo. Flávio Bolsonaro è figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, che sconta una condanna a 27 anni di carcere per tentato colpo di Stato e si trova agli arresti domiciliari per presunti motivi di salute.

Purtroppo è chiaro che proteggere la foresta amazzonica, gli altri ecosistemi (biomi) del Brasile e i diritti dei popoli indigeni sarà una grande sfida. Per la famiglia Bolsonaro e i suoi alleati, infatti, la tutela della natura, del clima globale e dei popoli tradizionali non ha alcuna importanza.

Per questo continueremo a rafforzare il sostegno e la collaborazione con le nostre 15 organizzazioni partner in Brasile.

  1. Ministero della Scienza, della Tecnologia e dell’Innovazione, 16 ottobre 2026. La stima della deforestazione nell’Amazzonia Legale per il 2026 è di 3.335 km²: https://data.inpe.br/biomasbr/estimativa-de-desmatamento-na-amazonia-legal-para-2026/

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