Un appello all’UNESCO: schieratevi al fianco del popolo Maasai
Tanzania: Una petizione firmata da 145.191 persone ha rinnovato le pressioni sull’UNESCO affinché tuteli, insieme alla natura, i diritti dei Maasai nell’area del celebre cratere di Ngorongoro, in Tanzania, dove le comunità subiscono sfollamenti e repressione.
Quanto abbiamo scoperto durante un viaggio di ricerca in Tanzania nel 2023 è stato profondamente inquietante: i Maasai ci hanno raccontato delle vessazioni subite nell’area dell’iconico cratere di Ngorongoro, della progressiva distruzione dei loro mezzi di sussistenza e delle forze di sicurezza che hanno aperto il fuoco contro di loro. Tutto questo in nome della conservazione della natura. Quasi trent’anni fa, l’UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) ha dichiarato l’Area di conservazione di Ngorongoro Patrimonio mondiale dell’umanità. Immense mandrie di gnu, antilopi e zebre attraversano la savana seguendo l’alternarsi delle stagioni delle piogge e di quella secca. Il tradizionale stile di vita dei pastori Maasai, fondato sulla convivenza con gli animali selvatici, contribuisce a preservare questo paesaggio.
Quando però l’UNESCO e l’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) hanno criticato gli sforzi compiuti dalla Tanzania per proteggere l’area come insufficienti, il governo ha reagito con la violenza contro i Maasai. I suoi progetti minacciavano di sradicare circa 80.000 uomini, donne e bambini dai loro villaggi e dai loro pascoli ancestrali.
Da quando, nel 2021, abbiamo ricevuto le prime notizie sugli sfratti programmati, abbiamo sostenuto l’organizzazione Maasai TEST (Traditional Ecosystems Survival Tanzania) e finanziato un’emittente radiofonica che riunisce le persone e le informa sui loro diritti. Abbiamo inoltre lanciato la petizione: "Tanzania: fermate lo sfollamento dei Masai dal Ngorongoro!"
La petizione è stata consegnata all’UNESCO
In occasione dell’apertura della 48ª sessione del Comitato del Patrimonio mondiale a Busan, nella Repubblica di Corea, abbiamo inviato la petizione via e-mail al direttore del Centro del Patrimonio mondiale, Lazare Eloundou Assomo, e a Muhammad Juma, responsabile dell’Unità Africa.
Non abbiamo ancora ricevuto risposta.
Con questa iniziativa si conclude la nostra petizione. Ringraziamo tutte le 145.191 persone che, firmando, si sono schierate al fianco dei Maasai.
L’8 settembre 2021 avevamo consegnato la petizione per la prima volta all’Ambasciata della Tanzania a Berlino. A quel punto l’avevano firmata 93.740 persone. Poiché le richieste erano rimaste inascoltate, abbiamo proseguito la campagna.
L’UNESCO fa troppo poco per i Maasai
In vista della riunione del Comitato del Patrimonio mondiale, una bozza di decisione illustra come l’organizzazione intende rispondere alle denunce dei Maasai. Temiamo che l’UNESCO prenda poche decisioni in grado di andare oltre il linguaggio diplomatico o di offrire una protezione reale ai Maasai. Anche la politica potrebbe avere un ruolo: l’organismo è composto da 21 membri eletti e la Tanzania è attualmente uno di essi.
Anche altre organizzazioni impegnate nella difesa dell’ambiente e dei diritti umani hanno criticato la bozza, perché non si oppone esplicitamente agli sfratti. Il testo si limita a «prendere atto» del fatto che il governo della Tanzania sta portando avanti un «reinsediamento volontario» a Ngorongoro. Si riferisce alla «consultazione», non al consenso. Ignora inoltre il modo in cui l’espansione del turismo minaccia l’ambiente e scaccia i Maasai dalle loro terre.
Una recente lettera aperta dell’Oakland Institute, un’organizzazione con cui collaboriamo strettamente, afferma che lo status di Patrimonio mondiale debba fondarsi sui diritti umani, sulla dignità dei Maasai e sul loro diritto di rimanere nelle proprie terre. «Se l’UNESCO non è in grado di garantire che la designazione di Patrimonio mondiale tuteli i diritti delle popolazioni indigene che custodiscono questo territorio, il Comitato deve rimuovere l’Area di conservazione di Ngorongoro dalla Lista del Patrimonio mondiale.»
Le parole vuote dell’UNESCO
L’UNESCO ha ripetutamente sottolineato che gli sfollamenti sono inaccettabili e incompatibili con le garanzie internazionali in materia di diritti umani. Eppure ha consentito al governo della Tanzania di proseguire. Due commissioni nominate dalla presidente Samia Suluhu Hassan per indagare sulla crisi hanno invece finito per legittimare la politica di reinsediamento. Sostengono che il pascolo tradizionale praticato dalla popolazione indigena danneggi l’ambiente. Gli esperti hanno ignorato le prove secondo cui lo sviluppo turistico — con lodge di lusso e nuove strade — causa danni alla natura ben più gravi.
Abbiamo potuto constatare direttamente la portata del turismo: presso uno dei punti di accesso al cratere di Ngorongoro si era formata una lunga coda di fuoristrada che trasportava visitatori provenienti da tutto il mondo.
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